Il tempo in India: un unico adesso
In hindi “ieri” e “domani” si dicono nello stesso modo: “Kal”. Ma anche “l’altro ieri” e “dopodomani” si dicono con la stessa parola “Parso” con una geometria triangolare. A me questa cosa affascina e sconvolge. Ma non perché è tutto “qui e ora” oppure Altrove ma perché la relazione con tempo in India è qualcosa che apre una porta su un tempo ciclico, circolare, che ritorna e su cui non si può avere pretese. Tu sei un granello di sabbia nel deserto del cosmo o una goccia d’acqua nell’oceano se piace di più l’immagine acquosa.
Quando sono in India il tempo diventa qualcosa di speciale: una sorta di fiume avvolgente al quale non posso che abbandonarmi. Non si può controllare con orologi e numeri. Il tempo diventa un elastico che si tira, si allunga, si deforma e poi si ricompatta quando lo molli, vibrando velocissimo.
Non riesci a incastrare più impegni nella stessa giornata perché l’imprevisto è la normalità e tutto cambia sempre: spesso gli appuntamenti saltano, a volte invece sono di una precisione svizzera, tante cose sono in ritardo, a volte ti chiamano per dire che arriveranno 10 minuti dopo, a volte invece non ti avvisano e non ti rispondono ai messaggi e arrivano un’ora dopo e tu, dopo qualche giorno in cui sei sbalestrata, ti arrendi. Diventi ostaggio del tempo, pulviscolo del non poter fare. E quando pensi di non farcela tutto si risolve con un’efficienza impressionante.
Lo spettacolo che doveva iniziare alle 19 comincia un’ora dopo perché prima ci sono nell’ordine allestimento del palco, convenevoli di mezzora, microfoni da sistemare e tu stai lì, non importa se hai freddo o caldo o fame, semplicemente stai e impari ad abitare quel tempo, a viverlo, a essere. L’appuntamento per il boiler salta a dopo cena e tu hai corso per essere a casa, pace. Userai quel tempo per cucinare, leggere, praticare danza. A me manca questo arredare il tempo quando torno dall’India: la capacità di arrendermi a un tempo speciale, dove incontri amici e amiche che non vedi da 10 anni e sembra che ci siamo visti ieri, dove le battute proseguono da dove si erano interrotte dopo mesi, dove tutto si muove sempre veloce-lento, lento-veloce. Ieri, domani, chissà. Intanto è oggi che si dice “Aag”. E c’è solo lui. E io sono viva e grata.


